Voci per #labellezzachecimanca

Con Vittorio Giardino si chiude il racconto della "bellezza che manca"

Dopo il lancio della campagna social  #labellezzachecimanca  abbiamo chiesto direttamente a studiosi, scrittori e artisti che vivono e lavorano in questa nostra regione una loro riflessione in poche righe, ma nella quale si manifesti immediata l’assenza dal loro orizzonte quotidiano di un segno di quella bellezza che siamo costretti a rimpiangere, a guardare su uno schermo, a ripercoorrere con l’emozione del pensiero. Di seguito pubblichiamo i loro contributi.

  • VITTORIO GIARDINO
    Maestro del fumetto di fama internazionale che coniuga l’intensità della sua mano con una scrittura altrettanto densa di sfumature ci ha inviato questa riflessione:

"Mi hanno chiesto quale bellezza mi mancava di più in questo periodo di reclusione. Io ho risposto senza esitazioni, d’istinto: il mare.
L’orizzonte lontano, la linea più semplice e pura che si possa pensare, oltre la quale ci sono mondi reali e immaginari, sogni, ricordi e promesse di avventure. E’ strano:  che c’è di bello in una forma sempre uguale, una linea diritta e basta? Eppure … Eppure non è così, perché “il mare non sta fermo mai”, cambia continuamente aspetto passando dallo sciame di scaglie luminose della calma di vento alle creste fragorose della burrasca. Già, perché il mare ha anche voce e parla con un canto sempre diverso, per chi vuole ascoltare. E poi c’è il profumo. L’odore del mare che si sente ancora prima di vederlo.
Scrivevo, nel lontano 2009, a commento di una serie di illustrazioni: “… Ho una piccola casa, sulle coste della Liguria, che era di mio padre. Lì, tra ulivi e lentischi, mi rifugio di tanto in tanto. Ci sono brocche e orci di terracotta e un tavolo all’aperto dove si può mangiare. Al largo, a qualche miglio di distanza, si vedono tre piccole isole dove si può arrivare, quando il mare è calmo, con una barca. Proprio ora, mentre scrivo queste righe, dalla finestra vedo le onde frangersi sugli scogli e l’odore e il rumore del mare salgono fin quassù.  Questo è quanto di più vicino al paradiso io possa immaginare. Oggi purtroppo sono lontano da quella finestra, ma in quanto al paradiso non ho cambiato idea." (Vittorio Giardino)

  • MARINELLA MANICARDI

    Attrice teatrale, drammaturga, scrittrice e pedagoga, una carriera densa di esperienze di rilievo, come la direzione, a Bologna,  del Teatro delle Moline con Luigi Gozzi, ci ha inviato un suo pensiero su questo momento:

"Ho trasgredito, sì, ho trasgredito all’ordine di uscire solo per cibo, medicine e lavoro. Tutte le mattine, sì, tutte le mattine sono uscita per mancanza di prospettiva. Non quella del futuro, per quella ci penseremo tutti insieme. No, parlo della prospettiva spaziale, quella bellissima illusione che ci fa percepire una finestra vicina molto più grande di un campanile lontano. Lo sappiamo che non è vero, è solo un’illusione ottica, ma grazie a questa illusione scopriamo la profondità: dello spazio, del tempo, della memoria, degli affetti.
In questi giorni il mondo ha la bidimensionalità dei video. L’universo di Flatlandia prima di scoprire altre dimensioni. Un mondo di persone schiacciate contro pareti o librerie o mobiletti di cucina: che soffoco!
Ma io ho trasgredito, attraversato piazze, passeggiato sotto portici infiniti poi mi sono fermata davanti a un teatro. Chiuso. In quel luogo avviene uno scambio prospettico tra spettatori e attori. Illusione? Certo! Ma necessaria come i sogni, altra dimensione della prospettiva.
Quando riapriamo i teatri?" (Marinella Manicardi)

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  • ROSITA COPIOLI
    Poetessa, scrittrice, saggista e traduttrice, ha spesso ha collaborato  con l’IBC.  Vive intensamente il suo rapporto con l’acqua,  con il mare, proprio con quell’Adriatico su cui è nata e al quale la riporta anche l’antica amicizia con Fellini:

"Mi manca il mare per il simbolo d’infinito, di liberazione: ossia per la realtà della libertà: per il nuoto che è il nostro unico modo di volare, sebbene siano ben pochi i mistici che ne hanno assunto la metafora; per la bellezza infinita della rigenerazione: che non promette, ma che è, e che fa; soluzione di molti mali, con il suo sale di bromo-iodio – come è stato sperimentato da quando furono fatte le colonie marine per gli scrofolosi, per i tisici, per ogni sorta di malati; prima cura naturale sempre, per ogni tipo di pena e dolore, fino alla fine dei tempi: il mare dell’essere.
“Io sono il mare, io sono la libertà, io sono la rigenerazione, oltre la salute, oltre la bellezza: la bellezza estrema, perché io sono tutte loro. Sono la vita”. (Rosita Copioli)

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  • CLAUDIO LONGHI

    Professore ordinario di discipline dello Spettacolo all’Università di Bologna, direttore di Emilia Romagna Teatro Fondazione,  regista teatrale, ha collaborato anche con la nostra rivista intervistando eminenti registi. Nelle sue parole bellezza è memoria, è koinè spirituale:

"Da quando gli amici dell’Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali della Regione Emilia Romagna mi hanno chiesto di raccontare la bellezza che mi manca mi si sono affacciate alla mente decine di possibilità: la bellezza sospesa di un sipario che si alza, la bellezza condivisa di una cena tra amici, la bellezza raccolta del chiudersi in biblioteca o la bellezza gratuita di una passeggiata senza meta per i portici di Bologna… Piccoli grandi vuoti, che nel momento stesso in cui venivano evocati, però, si trovavano di fatto messi in discussione dalla crudezza del tempo che ci è stato dato in sorte – tanto da far vacillare, in me, il concetto stesso di bellezza, o meglio il suo valore. Poi d’un tratto un’intuizione. La bellezza che oggi più mi manca (o dovrei dire forse ci manca) e di cui posso confessare il rimpianto senza alcuna vergogna è la bellezza della parola dei miei Maestri: Ezio Raimondi, Luca Ronconi ed Edoardo Sanguineti, con la loro inimitabile capacità di interrogare la bellezza, criticandola e notomizzandola, per dare voce al senso." (Claudio Longhi)

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  • ALBERTO BERTONI 

    Professore ordinario la letteratura italiana contemporanea all'Università di Bologna. Studioso con forti legami internazionali, è  raffinato poeta pure sul versante del dialetto e traduttore. Nella sua riflessione la bellezza è  vita e affetti:

"Se è vero che l'ippica e l'Inter sono per me non solo hobby più o meno da dandy, ma preziosissimi metodi di interrogazione e cognizione della realtà, ebbene, mi mancano molto gli ippodromi in azione e le partite dei nerazzurri. Mi mancano le librerie e le biblioteche aperte e - moltissimo - le libere e abbondanti cene con gli amici: in particolare quelle con gli altri due ammiratori e seguaci anche postumi di Ezio Raimondi, cioè Umberto Di Raimo e Giorgio Zanetti. Mi mancano Parigi e le mostre d'arte, in particolare, di questi tempi, Raffaello a Roma. E poi mi manca la libertà delle passeggiate solitarie fra portici e anfratti di un centro storico che può indifferentemente essere Modena o Bologna. Non mi sono mancate - invece - mia moglie Adriana e la poesia, senza le quali il Covid-19 avrebbe ampliato il suo potere assassino anche a un "non infetto". E poi mi manca, molto semplicemente, la quotidianità dei piccoli riti e degli incontri casuali, degli sguardi fuggevoli e delle domande mute: in una parola, la "piccola musica" della mia comunità e delle persone che la abitano." (Alberto Bertoni)

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  • LUCA BACCIOCCHI
    Fotografo e video maker , ha un articolato profilo di esperienze che spesso mettono al centro il rapporto tra uomo e tempo, l'esistenza in relazione ai luoghi non luoghi (www.lucabacciocchi.com).
    Tra i suoi lavori più recenti la mostra "Dalla luna tutto torna"  e la collaborazione al volume promosso e curato dalla Presidenza della Giunta Regionale e dall'IBC "Sulle tracce di una regione".
    Ecco la sua risposta alla nostra domanda sulla #labellezzachecimanca:

"La bellezza che mi manca è quella del mio tempo. Di quella dimensione in cui non si viene trasportati a vanvera dalla corrente. Di quando si ha la possibilità di fermarsi per un attimo eterno con lo sguardo oltre la linea dell’orizzonte e si può pensare, ammirare, errare, meravigliarsi, ascoltare, incontrarsi. Su di un prato, sulle rive di un fiume, in un caffè. Il presente per essere goduto ha bisogno di calma per ascoltare il passato e di grandi spazi per pensare il futuro. E se si può godere il presente, non è forse bellezza questa?” (Luca Bacciocchi, testo e foto)

Luca Bacciocchi per la bellezza che ci manca web.jpg

 

  • FRANCO FARINELLI
    Già professore ordinario di Geografia dell'Alma Mater e consigliere dell'IBC, Franco Farinelli,  è voce autorevole che spesso ci ha condotto a riflettere sui temi dello spazio e del tempo, anche nell'ottica della rivoluzione informatica che ha conferito nuovi e globali significati a queste due dimensioni. Ecco la sua risposta alla nostra domanda sulla #labellezzachecimanca:

"Del mondo di ieri mi manca la sintassi, cioè l’intelligenza, del portico bolognese prima del Novecento, la sua lieve ma sistematica capacità di assecondare senza mai davvero costringerle in linea retta le forme della faccia della Terra, tenendo insieme secondo una ricetta esemplare il dato naturale e quello artificiale, resi tutt’uno ma allo stesso tempo perfettamente riconoscibili perché distinti l’uno dall’altro, anche quando, come spesso accade, sono le rive pietrificate di scomparsi corsi d’acqua: secondo una scenografia civile prima ancora che popolare e domestica". (Franco Farinelli)

Bologna_portici foto Loris Quartieri web.jpg

 

  • ALESSANDRO VANOLI
    Bolognese, scrittore e studioso, ha recentemente dedicato un racconto sospeso, a metà  tra letteratura e storia, a questa stagione, che segna da sempre la rinascita (Primavera. La stagione inquieta, Il Mulino 2019) e che in queste giornate alla finestra ha anche avviato sul suo sito www.alessandrovanoli.it una seguitissima narrazione relativa agli oggetti di uso comune nelle nostre abitazioni e alla loro storia. Un modo per interagire con quel pubblico cui è abituato a rivolgersi nei teatri o nelle aule. Ecco la sua risposta alla nostra domanda sulla #labellezzachecimanca :

"Del mondo di fuori, del mondo di prima, mi manca un po’ tutto. Ma a dover scegliere, mi sa che oscillo tra due estremi opposti. Da un lato la natura: i boschi, i torrenti e i prati dei miei amati colli. Ma dall’altro, ancor più forte, la cultura. E della cultura una cosa soprattutto: la bellezza perfetta di un teatro pieno. Le luci che illuminano i palchi, il chiacchiericcio del pubblico che monta poco a poco - magari perché no anche qualche bel colpo di tosse, quando era solo un piccolo fastidio e non una minaccia – la musica di sottofondo che accompagna l’attesa della sala. E io lì dietro: le assi di legno, così rassicuranti, di quel palcoscenico; le pieghe del sipario rosso ancora chiuso. E l'attesa infine: pochi istanti prima di quel perfetto enorme abbraccio tutti assieme". Alessandro Vanoli

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Lo ringraziamo per questa condivisione e anche per averci offerto l’opportunità di suggerire un giro virtuale attraverso quei teatri storici della regione a cui l’IBC ha dedicato un censimento, online sul nostro Catalogo del patrimonio culturale (patER), tuttora fondamentale per la conoscenza di questo straordinario patrimonio: 
Teatri storici dell'Emilia-Romagna

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