Vivere in agro. Insediamenti di età romana fra Reno e Lavino

La rete museale di Terred'Acqua, finalizzata a valorizzare in un'ottica integrata le istituzioni culturali presenti o nasciture nel territorio compreso fra Lavino e Samoggia, oggi coincidente con l'Unione intercomunale alla quale fanno capo ben sette comuni, si è arricchita di un nuovo polo a Calderara di Reno dedicato all'insediamento rustico romano.

Dopo il rafforzamento del primo nucleo del Museo Archeologico e Ambientale a S. Giovanni in Persiceto e l’ingente lavoro prodotto per valorizzare le vestigia di una fra le più caratteristiche civiltà del Bronzo, quella delle terramare, presso le sedi espositive di Sant’Agata Bolognese e Anzola dell’Emilia,  un tema altrettanto fondamentale, quello della romanizzazione, tratta il polo espositivo di Calderara di Reno, inaugurato nel 2012. Si è aggiunto così un altro tassello al progetto pluriennale, attuato grazie ai fondi della LR.18/2000, che ha preso vita per impegno congiunto dei comuni affiliati a Terred'Acqua ed è stato realizzato per tappe grazie al determinante impegno dello staff del Museo Archeologico Ambientale e all’appoggio tecnico-scientifico dell’Istituto Beni Culturali.

Calderara_anfora.JPGNel percorso museale è stato approfondito un aspetto massimamente significativo del retaggio culturale della civiltà romana: l’organizzazione del paesaggio agrario. Si tratta di un modello di gestione territoriale che ha saputo superare la non durabilità di precedenti tentativi di messa a sistema dell'ambiente delle origini e mantenere l’estensività e la vitalità dei suoi principi ordinatori sino al presente. Molti dei “segni” di quest’azione di così vasta portata, dimostrativa di una politica pianificatoria precorritrice ed evoluta,  tanto peculiare da “marcare” indelebilmente la fisionomia di tutta la pianura emiliano-romagnola sono ancora perfettamente leggibili in superficie e continuano a contrassegnare il nostro odierno orizzonte.

Molto resta invece da far conoscere al pubblico sui processi insediativi, sulle caratteristiche strutturali e organizzative degli abitati, sulla quotidianità del popolamento rurale durante questa fase pregnante della storia regionale. Le indagini degli ultimi anni e recenti ricerche condotte estensivamente in occasione di grandi Calderara_fattoria_romana2.JPGinterventi infrastrutturali o di profondi lavori estrattivi hanno fatto emergere nuove evidenze archeologiche, le quali non solo offrono agli studiosi importanti apporti nella ricostruzione degli aspetti morfologici, tipologici, funzionali dell’antico insediamento rurale, ma per il tramite dei materiali e dati acquisiti nel corso dello scavo consentono di avvicinarsi con più immediatezza alle modalità esistenziali di età romana nelle campagne, di materializzare il fitto tessuto insediativo fatto di proprietà fondiarie di media grandezza, talora con residenze arricchite di complementi d’arredo e rifiniture di pregio, di fattorie, di impianti produttivi, di piccoli sepolcreti, ricevendo informazioni sulle tipicità del coltivato e del paesaggio vegetale fra Reno e Lavino, approfondendo svariati aspetti economici e sociali degli stanziamenti rustici in area extraurbana che, per completezza dei dati forniti,  qui trovano il migliore esempio nell’edificio rustico esplorato pochi anni orsono presso le Cave nord in località Lippo.

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pubblicato il 2019/01/14 18:06:13 GMT+1 ultima modifica 2019-01-14T19:06:00+01:00

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