Conservazione preventiva

Conservazione preventiva significa attivare percorsi di lavoro che implicano la valutazione di tutti i fattori che influiscono sulla vita delle opere d’arte, ma anche la qualità dei servizi

Con un convegno dedicato a La conservazione preventiva delle raccolte museali nel 1999 l’IBC avviava, fra i primi nel nostro paese, la riflessione su una nuova importante disciplina condivisa a livello internazionale ma ancora scarsamente praticata in Italia. In un’accezione moderna e avanzata, la conservazione preventiva si configura oggi come un insieme di azioni che non riguardano solo gli aspetti tecnico-scientifici legati strettamente alla conservazione dell’opera d’arte - l’analisi degli agenti di degrado, la misurazione e il controllo del clima e della luce, la scelta di supporti e arredi espositivi idonei - ma investono anche la qualità dei servizi messi in campo dalle istituzioni titolari dei beni: la gestione delle risorse finanziarie, la formazione del personale ecc.

Fare conservazione preventiva significa dunque attivare percorsi di lavoro complessi che implicano la valutazione di tutti i fattori che influiscono sulla vita delle opere d’arte con il conseguente coinvolgimento di diverse figure professionali specializzate, non sempre presenti all’interno delle nostre istituzioni museali.

Per ampliare e consolidare in ambito regionale la conoscenza delle problematiche conservative/gestionali dei beni culturali e facilitare presso le numerose istituzioni museali presenti sul nostro territorio il raggiungimento degli obiettivi di qualità fissati nelle linee guida ministeriali, l’IBC ha dato vita ad alcuni progetti sperimentali (in particolare, il progetto MUSA , in collaborazione con CNR-ISAC Bologna) incentrati sul monitoraggio ambientale e sulla manutenzione programmata, punti cardine di qualsiasi prassi conservativa corretta ed efficace.

 

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pubblicato il 2012/07/10 19:20:00 GMT+2 ultima modifica 2019-12-04T13:13:47+02:00

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