Incontrare il patrimonio

Gocce di luce solida

A tu per tu con il Museo civico archeologico di Verucchio

Oggi si trova quasi solo nei cestini da cucito, insieme ad ago e filo, ma nei tempi antichi era così necessaria alla vita quotidiana che si riteneva indispensabile anche per accompagnare uomini e donne nel loro viaggio verso l’Aldilà. La “fibula” è il nome latino della nostra “spilla di sicurezza”: un elemento essenziale quando i bottoni ancora non c’erano e bisognava allacciarsi pelli e tessuti.

Era formata da due parti che si agganciavano l’una all’altra, come in quelle odierne: l’ardiglione, ossia la spilla vera e propria, e l’arco, che chiudendosi la tiene ferma. Possiamo ammirarne una, davvero particolare, dentro le vetrine del Museo civico archeologico di Verucchio.

Museo civico archeologico di Verucchio - Fibula ad arco rivestito, ambito villanoviano romagnolo, prima età del Ferro (725 a.C. - 690 a.C.)

Sulla rupe che domina la valle del fiume Marecchia e il litorale riminese, nella prima Età del Ferro (circa tremila anni fa), c’era un villaggio che fondava la sua ricchezza sugli scambi via terra e via mare, soprattutto sull’utilizzo e sul commercio dell’ambra. Un materiale prezioso, originato dalla resina fossilizzata di alberi esistiti milioni di anni prima, che arrivava fin qui dopo un lungo cammino, partito dai giacimenti del Nord Europa.

La fibula che abbiamo davanti è un esemplare meraviglioso della maestria con cui gli artigiani di Verucchio realizzavano gioielli e altri oggetti pregiati, capolavori che erano destinati alle famiglie aristocratiche di questo luogo ma venivano anche esportati altrove.
La verga di bronzo che costituisce l’anima dell’arco è rivestita da dischi di osso in cui sono state incastonate delle piccole tarsie di ambra, sia rotonde che rettangolari, alternate in modo da creare una decorazione geometrica davvero elegante. Da notare anche la raffinatezza con cui due dischi, sempre in ambra, sono stati scelti per tamponare le estremità insieme a sottilissimi dischetti in osso.

Come gran parte degli oggetti di epoca villanoviana esposti nel Museo di Verucchio, questa fibula proviene dalle sepolture di cui erano disseminate le pendici della rupe, che grazie alla composizione argillosa del terreno hanno restituito anche rarissimi manufatti in materiale organico: abiti in lana, troni, poggiapiedi e tavolini in legno, cibi di natura animale o vegetale.
Nei corredi con cui i defunti venivano deposti per l’ultimo viaggio, la calda luminosità dell’ambra e la sua trasparenza misteriosa dovevano assumere un significato speciale. Forse, come racconterà poi il mito, queste lacrime di luce, stillate dalle figlie del dio Sole appena tramutate in pioppi, potevano servire a illuminare almeno un poco l’oscurità di un mondo ignoto.

Per saperne di più, tra le pubblicazioni dell’IBC c’è il libro curato da Beatrice Orsini: Le lacrime delle ninfe. Tesori d’ambra nei musei dell’Emilia-Romagna.

Per progettare una visita a Verucchio c’è PatER: il catalogo del patrimonio culturale dell’Emilia-Romagna.


Foto > Museo civico archeologico di Verucchio - Fibula ad arco rivestito, ambito villanoviano romagnolo, prima età del Ferro (725 a.C. - 690 a.C.)


Vittorio Ferorelli
051 527 89 88 - 051 543 347

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pubblicato il 2020/03/26 19:31:00 GMT+2 ultima modifica 2020-07-27T17:27:37+02:00

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