Problemi di identificazione degli esemplari arborei tutelati

 

Filare di tigli in via Rigosa (BO) - Foto F. FalchiIdentificare un albero può essere a volte molto difficile; se l’albero è di grandi dimensioni, le difficoltà aumentano in quanto foglie, fiori e frutti - che sono molto importanti per l’identificazione - sono molto in alto e difficili da raggiungere. Le difficoltà aumentano nel caso di alberi coltivati, che spesso sono ibridi di origine colturale e vivaistica con denominazioni tradizionali e molto variabili.

Quindi, per quanto possa apparire paradossale, a volte l’identificazione è possibile solo al livello di Genere, mentre diviene arbitrario e aleatorio tentare un’attribuzione più precisa. Nel caso delle querce per esempio, lo stesso individuo può essere denominato “Quercia” o “Rovere” o “Farnia”. Ma differenze simili avvengono anche con altri alberi.

Le ragioni di queste difficoltà sono molte; a volte si tratta di insufficiente conoscenza, ma più spesso i caratteri distintivi sono difficili da percepire, incerti e nello stesso individuo in parte orientano verso una specie e in parte verso un’altra.

Le ibridazioni poi sono frequenti, sia spontanee sia provocate artificialmente per ottenere individui più resistenti e di migliore aspetto. Nei provvedimenti di tutela o nelle schede di rilevamento si possono trovare denominazioni a volte vaghe o imprecise o addirittura contradditorie. Il breve elenco che segue contiene la gran parte delle fonti di dubbio. Peraltro, se un grande albero non è identificato in modo preciso, resta un grande albero e merita tutto il nostro rispetto.

Quercia - Quercus
Con questo termine vengono identificate numerose specie, alcune delle quali piuttosto ben identificabili. Tra queste il Leccio (Quercus ilex), il Cerro (Quercus cerris), la Cerrosughera (Quercus pseudosuber e sinonimi). La Farnia (Quercus robus) in individui tipici è ben riconoscibile, ma può dare origine a ibridi. Il massimo della complessità si presenta con la Roverella (Quercus pubescens) e la “Rovere” (Quercus petraea); con quest’ultima denominazione sono a volte e impropriamente indicate Querce di grandi dimensioni che dal punto di vista sistematico sono Roverelle.

Cedro - Cedrus
I Cedri sono stati introdotti in diverse epoche come alberi ornamentali. A parte il Cedro dell’Hymalaia (C. deodara) che si distingue piuttosto bene, il Cedro del Libano (Cedrus libani) e quello dell’Atlante (C. atlantica) sono coltivati in forme di non facile attribuzione; spesso si tratta di ibridi di origine vivaistica.

Tiglio - Tilia
Gli individui coltivati sono spesso ibridi e vengono indicati con denominazioni tradizionali difficilmente interpretabili. Tra queste: Tilia europaea che deriva dall’ibridazione tra T. cordata e T. platyphyllos; con la stessa denominazione vengono tuttavia indicati anche altri Tigli, in particolare i Tigli ibridati con specie americane: T. americana, T. tomentosa e T. heterophylla. L’attribuzione degli esemplari è quindi non di rado fonte di incertezze.

Platano - Platanus
Il Platano più frequentemente utilizzato è ibrido tra il P. orientale (Platanus orientalis, originario dell’area mediterranea) e il P. occidentale o P. americano (P. occidentalis, nordamericano). Viene denominato P. comune o semplicemente “Platano” (P. hybrida, P. acerifolia o P. hispanica).

Olmo - Ulmus
L’originario Olmo campestre (Ulmus minor) è stato decimato dalla Grafiosi. Sono stati introdotti l’Olmo siberiano (Ulmus pumila) e l’Olmo bianco (Ulmus laevis). La distinzione più certa si basa sui frutti che sono molto precoci e spesso scomparsi al momento dei rilevamenti.

Gelso - Morus
In regione è accertata la presenza del solo Gelso bianco (Morus alba) con foglie verde lucente e tenere che produce frutti peduncolati bianchi ma anche scuri, fino a neri. Il vero Gelso nero (Morus nigra), con foglie opache e rigide e frutti sessili (rossastri o neri) è coltivato soprattutto nel Sud.

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Pubblicato il 30/05/2012 — ultima modifica 30/05/2012
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