Imparare il restauro in cantiere

L’eccezionalità del ritrovamento dei reperti ceramici rinvenuti alla darsena di Cattolica nel corso dei lavori del 2004 non è data solo dalla loro notevole rilevanza storica, ma anche dalla straordinaria quantità con cui ci sono pervenuti.
Locandina de Il Resto del CarlinoErano migliaia i frammenti di ceramica rinvenuti in un butto eccezionalmente integro e completo: di varia dimensione e diverso impasto quei reperti rappresentavano un repertorio significativo di anfore vinarie di tipo greco-italico da trasporto, di dolii e di altre tipologie di ceramica comune da dispensa e da arredo; e quei frammenti molto raccontavano su insediamenti e commerci via mare di quella costa della Romagna riferibile al primo periodo di romanizzazione intorno al III sec. a.C. anche grazie al fortunoso ritrovamento, sullo strato superiore del butto, di una moneta coniata di Ariminum, che ha consentito di retrodatare le attività mercantili di quella parte di costa.
Un intervento di studio e restauro certo molto stimolante ma altrettanto complesso e articolato: un progetto in forma di cantiere-scuola è apparso all’IBC, d’intesa con il Museo della Regina del Comune di Cattolica, l’unico possibile per affrontare l’imponente intervento di studio, identificazione e restauro di quei reperti.
lavaggio di repertiE’ stato quindi promosso e finanziato un progetto triennale speciale, conservativo e formativo assieme, che ha previsto il coordinamento di due distinte fasi di cantiere-scuola, la partecipazione allargata di varie Istituzioni (Soprintendenza ai Beni Archeologici, Università di Bologna, Provincia di Rimini, Comune di Cattolica), la presenza di esperti e la partecipazione di una cinquantina di giovani studenti provenienti dalle Università di Bologna e Ravenna invitati con bando pubblico che hanno operato a diretto contatto con la realtà del cantiere nel corso di tutto lo sviluppo dei lavori. I due distinti cantieri-scuola sono proseguiti con continuità dal 2006 al 2008 e sono stati caratterizzati da specifiche fasi operative: lavaggio, cernita, ricomposizione dei frammenti e indagini di tipo statistico e archeometrico nel corso del primo cantiere, mentre nel secondo è stato realizzato il restauro vero e proprio di tutti gli oggetti prima parzialmente ricomposti, oltre che la loro catalogazione, la schedatura conservativa e il progetto di musealizzazione dei reperti restaurati. A distanza di tre anni dall’avvio dei lavori si è giunti a conclusione dell’intero intervento con ottimi risultati di progetto, di formazione e di restauro. Gli stupefacenti risultati conservativi sono stati esposti nella mostra "Vetus litus",  una sezione della quale è poi divenuta esposizione permanente presso il Museo della Regina.

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pubblicato il 2012/07/18 15:45:00 GMT+2 ultima modifica 2019-11-11T18:14:49+02:00

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