convegno "Disegnare le città del futuro"

L'IBC partecipa anche quest'anno al Salone con un convegno, il 22 marzo, dedicato ai nuovi cicli di vita delle città tra riuso dell'esistente e nuovi modelli urbanistici

Il paesaggio urbano che va creandosi ogni giorno di più nelle città italiane è oggi il frutto di trasformazioni sociali, antropologiche, economiche, forse tecnologiche, che interagiscono liberamente, di fronte all'impotenza sempre più evidente di pianificatori, architetti, conservatori. Che continuano ad esserci, a lavorare sulla città e a tenerla al centro delle loro riflessioni, molto meno delle loro azioni. Che, quando riescono a materializzarsi, sono per lo più puntuali, episodiche, transeunti: un grande restauro, un nuovo edificio che di solito risponde più alle logiche della comunicazione che dell'architettura, un piano di settore che apre o chiude il traffico in una via, regolamenta la raccolta di rifiuti in un quartiere o le regole per i dehors in una strada del centro.
Negli anni Settanta, quando i processi di sostituzione in atto nelle città storiche furono progressivamente bloccati dal consolidarsi dei piani e delle pratiche conservative, si posero le basi per una prima consapevolezza normativa, con i piani di recupero della legge 457 del 1978. Erano gli albori del tema del recupero urbano, per allora a dire il vero prevalentemente edilizio, o di comparto. E al cento per cento residenziale. Comunque sia, con almeno un ventennio di pratiche di questo tipo, le aree centrali delle nostre città si sono in larga misura risanate, almeno rispetto allo stato in cui erano quarant'anni fa. Poi si è passati non facilmente all'idea di riuso, e anzi, con non pochi conflitti tra questa pratica, storicamente consolidatissima in un paese come l'Italia, e l'atteggiamento iper-conservativo delle soprintendenze statali, molto restie a consentire cambi di uso di edifici storici.
E dire che, insieme con il sempre citato Palazzo di Diocleziano a Spalato, Acropoli, Colosseo, templi di Agrigento sono casi illustri di edifici riciclati. Non solo, ma la loro trasformazione generava un “altro” che a sua volta diventava un modello, contenente in sé la parte originaria dell'edificio primitivo e la parte prodotta dal processo di riciclo. Spoliazioni e riutilizzo di parti sono evidenti in tutti i nostri maggiori centri storici. Tuttavia, le resistenze burocratiche e istituzionali cominciavano in quegli anni a saldarsi con quella larga opinione che si diceva, e il luogo comune risultante diventava l'espulsione necessaria del contemporaneo fuori non solo dalle mura, ma perfino dalla città consolidata della prima periferia.
Oggi si può sostenere che l'espansione urbana di quegli anni Ottanta e Novanta ha reso secondaria la pratica della costruzione della città su se stessa, che avrebbe impedito il fagocitamento di verde, agricolo e naturale, di paesaggio extraurbano. Ma forse si può dire anche, in una certa misura, che la tutela dell'esistente ha facilitato l'espansione, e almeno è andata nella stessa direzione di marcia.
Nel decennio trascorso, si è lavorato su spazi dismessi che erano un tempo chiusi in se stessi, e che stanno diventando – si pensi ai pochi casi di successo a Bologna come a Parma, a Cesena come a Reggio Emilia, nel quadro dei programmi di riqualificazione di prima generazione -  aperti alla città e al mondo. Una metamorfosi che è avvenuta e dovrà ancora avvenire attraverso progetti di architettura complessi, che ristrutturano gli edifici e si spingono a ridisegnare l'ambiente urbano, lo arricchiscono di funzioni e dunque di persone, di significati, ampliano le offerte culturali e dunque anche generano emozioni nuove e diverse da quelle che animavano quegli spazi prima, quando erano luoghi di lavoro. Per conseguenza, il paesaggio urbano cambia volto, perché cambiano forme e volumi ma soprattutto perché cambiano le donne e gli uomini che vi si aggirano; sappiamo che il paesaggio è fatto dalle persone che ci vivono e lo abitano, ancor più e ancor prima che dalle forme con cui si presentano ai nostri occhi.

Una ricerca interuniversitaria nazionale, coordinata dallo IUAV di Venezia, a cui l'Istituto Beni Culturali partecipa, essendo l'unico soggetto pubblico a carattere territoriale, si propone di indagare questi temi, e l'incontro organizzato presso il Salone del Restauro 2013, venerdì 22 marzo alle 10, a cura di Piero Orlandi, ha lo scopo di riferire il programma di lavoro, relazionandolo alla situazione in atto alla scala regionale.

Programma:
INTRODUZIONE
Angelo Varni
Presidente dell'Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna

RELAZIONI
Renato Bocchi
Università IUAV di Venezia
Dal riuso al riciclo: strategie architettonico-urbane per le città in tempo di crisi
Fabrizia Ippolito
Seconda Università degli Studi di Napoli
Abitare gli scarti. Paesaggi di riciclo
TAVOLA ROTONDA  
Coordina:
Piero Orlandi, Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna
Partecipano
Francesco Evangelisti, Dipartimento Riqualificazione Urbana, Comune di Bologna
Cristina Tartari, TASCA Studio, Bologna
Simone Gheduzzi, Diverserighestudio, Bologna
Michele Zanelli, Servizio Qualità Urbana, Regione Emilia-Romagna
Patrizia Gabellini, Assessore Urbanistica, Ambiente, Qualità Urbana e Città Storica, Comune di Bologna
in collaborazione con Assessorato regionale all'Ambiente e Riqualificazione Urbana e Comune di Bologna

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pubblicato il 2018/06/08 12:59:30 GMT+2 ultima modifica 2018-06-08T14:59:00+02:00

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