Incontrare il patrimonio

Carducci e i giovani tra Bologna e il mondo

Per un gruppo di studenti provenienti da paesi diversi, il monumento al poeta Giosuè Carducci, nel giardino della sua Casa, diventa un’occasione di scambio e conoscenza del territorio in cui vivono.

 

Quale bene culturale avete scelto?
Casa Carducci, con il suo museo e il suo giardino memoriale, sono stati i luoghi di apprendimento attivo scelti dagli studenti del Centro per l’istruzione degli adulti metropolitano di Bologna (CPIAM).
Lo spazio verde ai lati della casa di Giosuè Carducci fu trasformato in giardino già nella prima metà dell’Ottocento. Il monumento al poeta, realizzato dallo scultore Leonardo Bistolfi e inaugurato nel 1928, è una delle sculture liberty più belle d’Italia e svetta bianco e monumentale tra il fogliame delle piante amate dall’autore che celebrò il “verde melograno, da’ bei vermigli fior”.
Nel giardino vivono ancora gli alberi e i cespugli che lo scrittore vedeva quotidianamente – la vite, il fico, le edere, i viburni, i cipressi, i sambuchi, i bagolari, il nespolo – e altri scelti in base a criteri simbolici evocativi e cromatici: ippocastani, pioppi, ginko biloba, aceri campestri, allori, bossi, rose, bignonie e glicini addossati alle antiche mura.
Come è nato il progetto?
Dal bisogno di fare entrare dei nuovi cittadini, quali gli studenti del CPIAM sono, nel contesto culturale e storico della città in cui vivono, studiano e lavorano. Sono studenti provenienti da vari continenti – Africa, America, Asia, Europa – con storie di vita diverse e nello stesso tempo simili, perché tanti di loro sono scappati dai propri paesi a causa di guerre, persecuzioni e difficoltà economiche. Per questi ragazzi tutto è nuovo e tutto ha valore: sono desiderosi di apprendere e di conoscere ciò che vedono camminando, girando in bicicletta o in autobus.
A Bologna abbiamo la dimora in cui ha abitato per anni il nostro primo premio Nobel per la letteratura: perché non andare a trovare Giosuè Carducci a casa sua? Perché non entrare in quello scrigno di libri e di quotidianità domestica? Perché non esplorare quel giardino bellissimo che vediamo sempre al di là della cancellata? Il poeta era inserito nel suo tessuto cittadino, ha insegnato nell’ateneo felsineo, ma ha viaggiato in Italia e ha fatto parte integrante della sua storia risorgimentale. Viaggiare con lui ci ha permesso di esplorare, insieme all’arte e alla musica del suo tempo, anche le vicende, i paesaggi e le trasformazioni di questo angolo di mondo, dove questi studenti e nuovi cittadini vivono e dove hanno intenzione di rimanere.

Quale bene culturale avete scelto?Casa Carducci, con il suo museo e il suo giardino memoriale, sono stati i luoghi di apprendimento attivo scelti dagli studenti del Centro per l’istruzione degli adulti metropolitano di Bologna (CPIAM).Lo spazio verde ai lati della casa di Giosuè Carducci fu trasformato in giardino già nella prima metà dell’Ottocento. Il monumento al poeta, realizzato dallo scultore Leonardo Bistolfi e inaugurato nel 1928, è una delle sculture liberty più belle d’Italia e svetta bianco e monumentale tra il fogliame delle piante amate dall’autore che celebrò il “verde melograno, da’ bei vermigli fior”.Nel giardino vivono ancora gli alberi e i cespugli che lo scrittore vedeva quotidianamente – la vite, il fico, le edere, i viburni, i cipressi, i sambuchi, i bagolari, il nespolo – e altri scelti in base a criteri simbolici evocativi e cromatici: ippocastani, pioppi, ginko biloba, aceri campestri, allori, bossi, rose, bignonie e glicini addossati alle antiche mura.Come è nato il progetto?Dal bisogno di fare entrare dei nuovi cittadini, quali gli studenti del CPIAM sono, nel contesto culturale e storico della città in cui vivono, studiano e lavorano. Sono studenti provenienti da vari continenti – Africa, America, Asia, Europa – con storie di vita diverse e nello stesso tempo simili, perché tanti di loro sono scappati dai propri paesi a causa di guerre, persecuzioni e difficoltà economiche. Per questi ragazzi tutto è nuovo e tutto ha valore: sono desiderosi di apprendere e di conoscere ciò che vedono camminando, girando in bicicletta o in autobus.A Bologna abbiamo la dimora in cui ha abitato per anni il nostro primo premio Nobel per la letteratura: perché non andare a trovare Giosuè Carducci a casa sua? Perché non entrare in quello scrigno di libri e di quotidianità domestica? Perché non esplorare quel giardino bellissimo che vediamo sempre al di là della cancellata? Il poeta era inserito nel suo tessuto cittadino, ha insegnato nell’ateneo felsineo, ma ha viaggiato in Italia e ha fatto parte integrante della sua storia risorgimentale. Viaggiare con lui ci ha permesso di esplorare, insieme all’arte e alla musica del suo tempo, anche le vicende, i paesaggi e le trasformazioni di questo angolo di mondo, dove questi studenti e nuovi cittadini vivono e dove hanno intenzione di rimanere.

Quali attività avete realizzato? Quando e dove si sono svolte?

Siamo partiti a ottobre 2015 affrontando il periodo storico in cui è vissuto Giosuè Carducci e la lettura di alcune sue poesie, che ci hanno portati a riflettere e a scrivere su alcuni temi universali: il significato dell’infanzia, l’amore per la propria terra, l’esperienza del viaggio, la sofferenza per la morte delle persone amate. Abbiamo quindi approfondito la conoscenza botanica degli alberi, delle piante e dei fiori nominati nelle poesie, nonché l’aspetto litologico dei minerali con cui è stato realizzato il complesso monumentale liberty del giardino di Casa Carducci, dove si sono svolte le prove dello spettacolo teatrale previsto a conclusione del progetto (maggio 2016). Le attività si sono svolte in aula (nelle singole classi e a classi congiunte), nel Museo civico del Risorgimento, nel Museo giardino geologico “Sandra Forni” della Regione Emilia-Romagna e nell’Orto botanico ed erbario dell’Università di Bologna.

Quali prodotti o iniziative avete realizzato?

L’esito del progetto è stato uno spettacolo teatrale, con prova generale il 18 maggio nel Giardino di Casa Carducci e rappresentazione spostata nella sede del CPIAM a causa del maltempo. Questo imprevisto ci ha dato l’opportunità di sperimentare due spettacoli davvero diversi perché effettuati in sedi logistiche molto differenti. La versione “rimediata” si è rivelata sorprendente: grazie alla maestria di Deborah Fortini, regista dello spettacolo, l’aula scolastica è stata trasformata in un accogliente piccolo teatro. Il risultato è stato suggestivo e commovente e gli studenti sono rimasti molto soddisfatti del lavoro compiuto. Oltre all’opuscolo illustrativo, al video di documentazione e alle locandine promozionali, relativi allo spettacolo, grazie al Museo giardino geologico “Sandra Forni” della Regione Emilia-Romagna è stata realizzata una mappa geopoetica che collega, per assonanze, le poesie di Carducci a quadri e musiche del periodo.

Come ne è stata data notizia all’esterno?

Lo spettacolo è stato promosso con la diffusione dell’opuscolo illustrativo e delle locandine, su carta e on line, presso le Biblioteche comunali, il Comune di Bologna, le sedi dei partner coinvolti, il Quartiere Santo Stefano, la Regione Emilia-Romagna e vari istituti scolastici. La mappa geopoetica è stata diffusa on line attraverso i siti web dei partner.

 

 

SCUOLA: Centro per l’istruzione degli adulti metropolitano di Bologna STUDENTI COINVOLTI: 11 classi per un totale di 100 alunni ALTRI PARTNER: Istituto professionale statale per l’artigianato e i servizi “Aldrovandi-Rubbiani” di Bologna Museo giardino geologico “Sandra Forni” della Regione Emilia Romagna, Bologna; Museo civico del Risorgimento di Bologna; Orto botanico ed erbario dell’Università di Bologna; Compagnia Teatro dell’Argine, San Lazzaro di Savena (Bologna); Quartiere Santo Stefano, Bologna MUSEO: Casa Carducci di Bologna LINK WEB/EMAIL: goo.gl/US9KF3 maria.verdi2013@gmail.com

 

 

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pubblicato il 2015/10/08 16:10:00 GMT+2 ultima modifica 2017-02-01T17:36:00+02:00

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