Piemonte: una legge per il patrimonio linguistico, Luigi Spina

rivista IBC IV, 1996, 4

LA LEGGE VOLTA alla "Tutela, valorizzazione e promozione delle conoscenze dell'originale patrimonio linguistico del Piemonte" fu varata dall'assemblea regionale il 10 aprile 1990 (L. R. n. 26).
 Il disegno legislativo, composto di 14 articoli, dichiara nelle finalità generali di ispirarsi ai principi della pari dignità e del pluralismo linguistico sanciti dalla Costituzione, e di considerare il patrimonio linguistico bene culturale di fondamentale portata, parte integrante della storia e della cultura regionale. Così definito e posto nel novero delle materie degne di tutela, valorizzazione e promozione, la Regione, per la conoscenza e la diffusione del proprio patrimonio linguistico, si impegna a favorire:

  • l'insegnamento e l'apprendimento;
  • l'informazione giornalistica e radiotelevisiva;
  • la creazione artistica;
  • l'edizione e la diffusione di libri e pubblicazioni;
  • l'organizzazione di specifiche sezioni nelle biblioteche pubbliche di Enti locali o di interesse locale;
  • la ricerca;
  • lo svolgimento di attività finalizzate agli obiettivi della tutela, dell'uso e della conoscenza individuate in via preliminare:
  1. nella istituzione di borse di studio e per tesi di laurea;
  2. nella realizzazione, in collaborazione con gli Atenei piemontesi e con l'Istituto Regionale di Ri cerca, Sperimentazione e Aggiornamento Educativo (I.R.R.S.A.E.), di corsi di formazione a seminari sull'insegnamento delle parlate piemontesi;
  3. nella raccolta presso la biblioteca del Consiglio Regionale della documentazione inerente la materia oggetto della legge;
  4. nella indizione di un premio annuale per  opere scritte "nelle lingue e nelle parlate che costituiscono l'originale patrimonio linguistico del Piemonte", e in un concorso, con le medesime finalità, destinato alle scuole di ogni ordine e grado.

Il dispositivo della L. R. 26 prevede inoltre l'attivazione di 3 iniziative coordinate e coerenti con le finalità e gli obiettivi esposti:

  • La Festa del Piemonte che ricorre il 22 maggio, giorno anniversario della promulgazione dello Statuto Regionale (22 maggio 1971) nell'ambito della quale la Regione si impegna a far conoscere adeguatamente sia il proprio Statuto e i propri simboli sia la storia del Piemonte; i valori di cultura, di costume, di civismo nel loro radicamento e nella loro prospettiva (art. 2);
  • L'incentivo, mediante sostegno finanziario ai Comuni e ai loro consorzi, per ripristino della to po nomastica tradizionale (art. 6)
  • L'offerta di spazi nelle pubblicazioni periodiche di informazione generale della Regione ad interventi di Enti ed Istituti qualificati presenti e attivi nel campo della ricerca e della divulgazione dell'originale patrimonio linguistico del Piemonte (art. 7).
     Per dare attuazione alla lettera della L. R. 26, in questi primi 6 anni la Regione Piemonte ha impegnato circa 3 miliardi erogati in parte sotto forma di contributi a iniziative ed attività contemplate dal testo legislativo di Enti pubblici e privati, in parte finanziando in misura congrua in forza di una convenzione-quadro sottoscritta con il Dipartimento di Scienze del Linguaggio  dell'Università degli Studi di Torino, i progetti e le grandi ricerche strutturate a carattere regionale e nazionale e segnatamente:
  • la pubblicazione dell'Atlante Linguistico Italiano (ALI)

l'Atlante Linguistico ed Etnografico del Piemonte Occidentale (ALEPO) - l'Atlante Toponomastico del Piemonte Montano (ATPM) Nel complesso circa 180 soggetti - 85 dei quali in rapporto continuativo - in parte pubblici, in parte privati: enti locali, piccole associazioni, istituti di ricerca hanno potuto usufruire dei finanziamenti regionali.

In occasione del primo FORUM PER I BENI CULTURALI organizzato dall'assessorato alla Cultura della Provincia nuova di Biella il 17 giugno scorso sul patrimonio linguistico del Piemonte, sul panorama legislativo delle regioni in materia di parlate locali e sulle frontiere più avanzate della ricerca dialettologica, è stato presentato un bilancio dei risultati quantitativi e scientifici derivati dall'applicazione della legge regionale 26 ad opera dei responsabili scientifici dei progetti prima elencati.

Nella valutazione sostanzialmente positiva espressa dagli specialisti non sono però mancati gli aspetti critici e ritardi che non tanto attengono al quadro della dialettologia piemontese quanto allo stato della ricerca geo-linguistica nazionale.

Luci e ombre che nel breve spazio a disposizione possono essere solo schematicamente elencate e che comunque vale la pena di segnalare quali indicatori significativi per orientare gli investimenti pubblici.

La pubblicazione del primo degli altri 20 volumi dell'Atlante Linguistico Italiano, massima impresa dialettale italiana (5 milioni circa di schede e 10.000 fotografie etnolinguistiche) avviata da settant'anni - l'analogo Atlante italo-svizzero di Karl Jaberg e Jacob Jud ha visto la luce tra il 1928 e il 1940 - è un'impresa editoriale imponente che si concluderà, procedendo con questi ritmi, fra alcuni lustri. Questa impresa da salutare come evento storico per la cultura non solo italiana viene a "cadere proprio nel momento in cui la ricerca linguistica europea è già proiettata verso la  realizzazione di imprese a carattere  regionale o, all'opposto, sovranazionale e plurilingue, quali sono per esempio i recenti progetti dell'Atlas Linguistique Roman e dell'Atlas Linguarum Europae". In Italia manca un piano generale e organico (analogo a quello francese, romeno e spagnolo) per dare vita ad un "Atlante Linguistico Italiano per Regioni". Le iniziative regionali che qua e là si profilano appaiono disomogenee e scoordinate fra loro (Lorenzo Massobrio - Istituto dell'Atlante Linguistico Ita liano). Se appare opportuno tracciare percorsi di ricerca rispettivi dei repertori linguistici delle comunità parlanti e in relazione alle peculiari situazioni socio-linguistiche, altrettanto opportuno e fertile è studiare il contatto e l'interazione tra aree geolinguistiche transregionali e transnazionali.
 In questa visione le basi teoriche e scientifiche del progetto ALEPO, garantite da un comitato scientifico internazionale nel quale a fianco di specialisti italiani siedono studiosi francesi e svizzeri e operante in un ambito territoriale nel quale coesistono varietà linguistiche non omogenee, quella franco-provenzale, occitanica e piemontese e località fuori territorio, ma assimilabili per il loro carattere linguistico e culturale a quella della area locale di indagine, consiglia un iter centrato sulla cooperazione scientifica tra regioni e stati limitrofi o comunque omogenei (Sabina Ca nobbio - progetto ALEPO).

Un ultimo appello ad interventi celeri è stato lanciato da Arturo Genre, responsabile scientifico dell'Atlante Toponomastico del Piemonte Montano: i tempi per tentare di pervenire ad una conoscenza più attendibile e più ricca di quella conosciuta dai rilevamenti effettuati si sono fatti esigui: ad esempio le tavolette dell'Istituto Geografico Militare "per l'area montana che è la più ricca forniscono appena un 5% del patrimonio toponimico reale".
 Il rischio è che a causa dell'abbandono graduale dell'attività agroforestale e del decremento demografico delle valli alpine, ma non solo, questo patrimonio di informazioni e di conoscenze autentiche possa irreparabilmente andare perduto.

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pubblicato il 2020/01/24 18:25:04 GMT+2 ultima modifica 2020-01-24T18:25:05+02:00

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