Le proposte dell'IBC, Fabio Foresti

Rivista IBC, IV, 1996, 4

SONO IN CORSO da alcuni mesi le attività e le indagini scientifiche approvate dall'IBACN dell'Emilia-Romagna per il primo anno di applicazione (1995) della legge regionale 45 "Tutela e valorizzazione dei dialetti". Il progetto generale di gestione, che si avvale - disponendoli al suo interno nei vari filoni previsti - del contributo delle sedi universitarie emiliane e romagnole, nonché delle proposte delle realtà associazionistiche e istituzionali operanti nei territori provinciali in campo dialettale, si articola in una serie di segmenti di ricerca e di documentazione, diretti da chi scrive.
 

1.1. Osservatorio Linguistico Emiliano-Romagnolo (OLER)

La costituzione dell'OLER risponde ad una serie di questioni basilari: in che misura gli emiliani e i romagnoli di oggi impiegano ancora il dialetto rispetto alla lingua e di che dialetto si tratta, conservativo o italianizzato (e talvolta l'italiano non si manifesta con caratteri locali)? Quali sono i parlanti che usano tali idiomi? E in quali situazioni comunicative e con quali interlocutori? Da quali tensioni linguistiche tra le generazioni, i gruppi sociali e geografici, i sessi è attraversata l'Emilia-Romagna contemporanea? Insomma, parafrasando Pasolini, "che dialetto e che italiano fa oggi nella regione"? L'esplorazione sistematica dell'Emilia-Romagna linguistica si avvale di inchieste sul terreno, con un campione di soggetti suddivisi in base alle variabili occupazione, età, sesso, livello di istruzione. L'indagine è in corso, da parte di L. Calzolari, M.R. Calderoni, F. Draghicchio, L. Spaggiari, in quattro capoluoghi (Bologna, Rimini, Modena, Parma) rispetto ai nove e a una ventina di comuni minori previsti. A ciascun intervistato viene somministrato un questionario che, oltre ai dati sociografici, raccoglie informazioni sull'esposizione ai mass-media e i consumi culturali, indaga sulla prima lingua appresa nell'infanzia e sulla successiva estensione del repertorio linguistico. Le domande delle altre sezioni riguardano gli usi linguistici interni al dominio  famiglia e in contesti più ufficiali, estendendosi poi alle motivazioni d'uso degli idiomi, alle (auto)valutazioni della conoscenza di italiano e dialetto e a una serie di giudizi sui valori connessi alla parlata dialettale e alla sua immagine sociale. Agli intervistati vengono inoltre sottoposte tre liste graduate di parole e locuzioni, che comportano la traduzione di termini dialettali in italiano, di voci italiane in dialetto e il riconoscimento di lessemi appartenenti alle varietà locali di lingua, con lo scopo di rilevare il tasso di competenza reale dei dialetti e degli italiani connotati provincia per provincia.

1.2. Archivio Dialettale Emiliano-Romagnolo (ADER)

La rapida regressione delle parlate dialettali e delle culture di cui esse sono espressione rende indifferibile la documentazione di testimonianze cui è connessa un'enorme rilevanza storica ed antropologica. L'ADER intende raccogliere e archiviare - ben oltre la dimensione filologico-letteraria, cui spesso si è limitato lo studio (con l'applicazione di metodi e modelli costruiti per lo scritto all'analisi di testi orali) - una documentazione organica degli idiomi dialettali, patrimonio plurisecolare delle comunità, anche nella fase attuale di estrema fluidità e mistilinguismo. A tale scopo vengono svolte inchieste sul campo, tramite questionari, interviste libere e una tecnica definita "osservazione partecipante", a contatto con informatori orali scelti in base a criteri di rappresentatività sociolinguistica.
 L'insieme dei dati attinenti ai sistemi dialettali, elaborati e analizzati nei livelli fonologico, morfosintattico, lessicale-semantico e pragmatico, costituiscono anche la base per la compilazione delle carte di un Atlante linguistico regionale, nelle quali poter rappresentare i modi di organizzarsi e strutturarsi sull'asse spaziale degli idiomi locali. Questa sezione del progetto non è ancora stata attivata con ricerche mirate.

1.2.1. Archivio Lessicale Emiliano-Romagnolo (ALER)

Il censimento del patrimonio lessicale regionale, già avviato dall'IBACN da oltre un decennio, di concerto con le indagini sui cicli di lavoro contadino, artigiano e proto-industriale, ha portato alla formazione del primo consistente nucleo dell'ALER, che è ora in via di sistemazione redazionale ad opera di C. Giacometti. In esso confluiscono i dati lessicografici dei dizionari dialettali delle varie aree provinciali e le terminologie contenute negli atlanti geolinguistici nazionali (l'Atlante linguistico-etnografico dell'Italia e della Svizzera meridionale e l'Atlante linguistico italiano), quelle delle pubblicazioni specializzate a stampa e delle tesi di laurea, nonché gli items lessicali che si ricavano, oltre che dalle inchieste sul campo dell'ADER e dell'ARMCAI (cfr. 1. 6.), quando saranno intraprese, dalle ricerche attualmente in corso, da parte di A. Tosi, A. Bartolucci, tramite interviste a informatori orali specializzati, sul ciclo di lavoro della costruzione e manutenzione delle imbarcazioni a Cattolica, sulle erbe palustri (dalla raccolta all'impiego manifatturiero) a Villanova di Ba gnacavallo, sui processi di meccanizzazione nei cicli di lavoro agricoli a S. Bartolomeo in Bosco.
 Un grande ed esaustivo thesaurus informatizzato del lessico dei dialetti regionali è l'obiettivo dell'ALER, che si configura quindi con una propria autonoma specificità.

1.3. Bibliografie

Sta per uscire nella collana "Ricerche" dell'IBACN, curata da chi scrive, la Bibliografia Dialettale Emiliano-Romagnola (BDER), un inventario ragionato e commentato dello stato delle ricerche condotte sul territorio regionale. Si tratta delle indicazioni bibliografiche, aggiornate al 1995, relative a a) testi documentari scritti in volgare, in dialetto e nelle varietà di italiano locale (dialettizzato), b) studi relativi a tali testi, c) saggi linguistici. La BDER, all'interno di una ripartizione geografica, suddivide opere, miscellanee, articoli, tesi di laurea per argomenti, con il seguente ordine: 1) edizione di testi e studi generali, 2) grafia, 3) fonetica e fonologia, 4) morfosintassi, 5) lessico (ulteriormente suddiviso in dizionari, raccolte e studi, terminologie speciali, gerghi), 6) paremiologia, 7) onomastica (con antroponimia e toponomastica), 8) tradizioni popolari. La BDER, oltre a rappresentare la premessa per la formazione di un fondo bibliotecario specializzato dell'IBACN, concorre ad orientare le priorità delle ricerche dialettali in progetto.
 Alla BDER, che si affianca ai due volumi già editi dall'IBACN, Guida allo studio del mondo popolare in Emilia e in Romagna, si dovrà integrare la pubblicazione del terzo, dedicato ai testi della tradizione orale formalizzati (indovinelli, proverbi, ecc.) e non (favole, leggende ecc.). Per dare conto di una fiorentissima e dispersa produzione vernacolare in prosa e in versi, è in corso di realizzazione la Bibliografia della Letteratura Dialettale Emiliano-Romagnola (BLDER), da parte di S. Bacchi, che ha già completato lo spoglio bibliografico in oltre metà delle principali istituzioni bibliotecarie regionali.

1.4. Centro di Ricerca e Documentazione Toponomastica (CRDT)

E' largamente noto che nei territori di campagna e di montagna emiliani e romagnoli, come nel resto d'Italia, molti dei nomi di luogo ancora in uso sino a pochi decenni fa vanno oggi perdendosi irreversibilmente. Muovendo dai toponimi relativi a località un tempo densamente popolate e ora semideserte o abbandonate, il fenomeno investe, con intensità e ritmi diversi, nomi di borgate e di singoli appezzamenti, di intere zone o di piccole località. Al dato più appariscente della scomparsa di molte denominazioni si affiancano le modificazioni, le storpiature, le singolari trascrizioni in italiano, vere e proprie reinvenzioni e cancellazioni dei termini locali che ne rendono definitivamente oscuro il senso e la ragion d'essere. La scienza toponomastica è in grado di ricostruire il filo, ormai in più punti spezzato, di una memoria ancora viva tanto tra le generazioni più anziane quanto in numerosi aspetti della cultura materiale e del paesaggio. Una memoria che, attraverso i nomi dei luoghi, racchiude spesso informazioni preziose per lo storico e il geografo, per il linguista e l'archeologo, per il geologo e il botanico e che, per loro tramite, può dare ancor oggi un contributo spesso determinante per restituire l'identità, non solo quella passata, del territorio regionale.
 Il CRDT censisce e analizza i nomi di luogo compresi nei confini amministrativi della regione, prendendo in considerazione sia la toponomastica maggiore (comuni, frazioni, borgate, villaggi, fiumi, torrenti, monti, boschi ecc.), sia quella minore (fondi, terreni, ruscelli, fontane, sorgenti ecc.). Questo censimento, non ancora attivato - affidato alla ricerca sul campo e a quella storico-archivistica - è finalizzato alla realizzazione di un Archivio-Atlante Toponomastico dell'Emilia-Romagna (AATER) e di una serie di Dizionari Toponomastici articolati per aree sub-regionali e provinciali.

1.5. Laboratorio Regionale di Tradizioni Popolari (LRTP)

In un settore per cui all'inizio degli anni Ottanta l'IBACN istitu il "Laboratorio di musica popolare", in collaborazione con il DAMS dell'U niversità di Bologna, l'intero campo della comunicazione orale tradizionale vede nella componente linguistica, che comprende il continuum dialetto - italiano locale, una dimensione fondamentale di analisi e riflessione critica: i canti e la musica strumentale (ninne-nanne, filastrocche, cantilene, accompagnamenti di giochi, canti narrativi, ballate, orazioni, canti rituali-calendariali, di lavoro, d'amore, satirici ecc.), lo spettacolo (manifestazioni del ciclo rituale dell'anno, teatro di stalla, Maggio, repertorio dei cantastorie e dei declamatori, teatro dei burattini e d'animazione), i testi folcloristici in veste formalizzata (indovinelli, proverbi, ecc.) o solo parzialmente formalizzata (favole, leggende, storie ecc.). Di questo corpus sonoro, che le comunità hanno prodotto all'interno della tradizione, ma anche nella mutante realtà socio-economica, sono in corso due ricerche, da parte di N. Iannone e A. Pritoni, nell'area cittadina e provinciale di Piacenza e nel territorio imolese-ravennate.

1.6. Archivio Regionale della Memoria Contadina, Artigiana e Industriale (ARMCAI)

1.6.1. I cicli di lavoro.

A partire dagli anni Sessanta, un'occasione di rilievo per impiegare le fonti orali è stata fornita dai musei del lavoro contadino, che sono numerosi nella regione. Sui materiali da essi contenuti sono state condotte ricerche (ad esempio la catalogazione degli strumenti di lavoro conservati presso dieci raccolte regionali, per iniziativa dell'IBACN), nelle quali sono state utilizzate le testimonianze dialettali degli agricoltori e degli artigiani, finalmente sottratte in questo modo a strumentalizzazioni nostalgico-conservatrici. Obiettivo delle indagini era ricostruire i cicli  del grano, della canapa, dell'allevamento bovino e suino e della vite: in esse il punto di vista lessicografico ha rappresentato il filo teso tra l'analisi etnologica e quella economica e tecnologica. Nei musei e nei centri di documentazione del lavoro, in cui sono rappresentati i tempi e i modi di azione della proto-industria urbana e rurale, il tema dell'innovazione è centrale e con esso tutte le forme linguistiche dialettali e "miste" oggi diffuse.
 La finalità dell'intervento in questo settore, non ancora attivato, è l'estensione e la sistematizzazione delle testimonianze: un corpus di registrazioni, anche in video, nelle quali le principali attività vengano analizzate nelle loro fasi e ricomposte nella sintesi di una "scheda di ciclo" e, al tempo stesso, conservate nella loro integrità documentale. L'ARMCAI risulta cos caratterizzato dall'intreccio tra sapere tecnico, dialetto, strumenti di comunicazione fondamentali nella vita delle comunità sociali.

1.6.2. Etnotesti.

Alle registrazioni relative ai cicli di lavoro il progetto ne affianca altre, miranti all'inventario del patrimonio della cultura regionale cos come emerge dall'oralità. La raccolta di quelli che vengono ormai correntemente definiti etnotesti, cioè testi liberi, non formalizzati (si veda, per i testi formalizzati, il 1.5), attinenti alle testimonianze di vita e ai racconti autobiografici in dialetto, consente il recupero di documenti di grande rilevanza anche per gli studi storici e socio-antropologici. Dalla varietà delle esperienze individuali, dalle singolarità dei contesti veniamo informati sulle forme di vita quotidiana, la famiglia, le condizioni abitative, la malattia, l'alimentazione, la religiosità, gli usi, fino agli investimenti affettivi profondi e ai depositi dell'immaginario e possiamo considerare il dialetto in una prospettiva diversa, definendolo nel suo pi— complessivo valore di comunicazione orale di una cultura.
 

1.6.3. Scritture popolari.

Si prevede, parallelamente, la raccolta, che deve ancora incominciare, di materiali scritti appartenenti al genere "memorialistico" (autobiografie, diari, lettere, ecc.) prodotti dalle classi popolari, al fine di esaminarne le caratteristiche linguistiche, fortemente condizionate dai dialetti, e le valenze socio-antropologiche.

1.7. Commissione per i testi di letteratura dialettale emiliana e romagnola

La letteratura dialettale delle diverse aree regionali costituisce un grande patrimonio tradizionale (in cui a prevalere non sono soltanto i "minori"), costituito dai testi manoscritti e a stampa di generi diversi, dalle commedie ai dialoghi, dai poemetti alle favole, ai componimenti in versi: una dialettalità variegata, dalla polarità insieme colta e popolareggiante. Essa è irrisione, deformazione parodica o oggettività epico-narrativa, esprime comicità di situazioni o adesione alla realtà, traduce e rielabora i classici.
 Di queste letterature dialettali, nelle loro identità e funzioni, nei rapporti con altre esperienze culturali e con i possibili committenti e destinatari, si vuole avviare la ricognizione, offrendo testi filologicamente curati, utilizzabili anche per analisi e raffronti di tipo linguistico.
 La Commissione cura la realizzazione di una collezione di testi in edizione critica e commentata, dotati di traduzione in italiano.
 Tale collezione vuole riparare ai danni provocati dalla circolazione di una massa di reprints quasi sempre privi di introduzione e note e di difficile leggibilità (data la mantenuta oscurità della grafia dialettale del testo originale), contribuire a far conoscere le espressioni migliori della produzione letteraria in dialetto del passato e del presente, fornire uno strumento utile di documentazione e approfondimento per la ricerca e il lavoro didattico orientati al recupero delle culture locali.
 Dei segmenti di indagine già attivati (OLER, LRTP, ALER, BLDER) del progetto generale, che per il programma del 1995 sono in svolgimento dal maggio di quest'anno, si prevede di raccogliere l'elaborazione dei dati e i primi risultati complessivi nell'inverno 1996-97.
 A questa sezione relativa alla ricerca e alla documentazione, il progetto generale aggrega una parte - che qui di seguito si riporta - riguardante le iniziative in campo promozionale, artistico e didattico. Soltanto sulla base dell'attività scientifica è possibile programmare conferenze-spettacolo, trasmissioni radiotelevisive, corsi, interventi didattici nelle scuole ecc., che siano in grado di valorizzare realmente i dialetti.
 Purtroppo, all'immagine sociale e al prestigio delle parlate locali hanno spesso nuociuto iniziative di basso profilo, tendenti a enfatizzare pretesi aspetti "pittoreschi" e superficialmente ridanciani delle culture dialettali, iniziative gestite per lo più da "esperti" impreparati, fautori di un vuo to folclorismo nostalgico che finisce per emarginare ancor più quanto la legge intende ora tutelare e promuovere.
 Manifestazioni letterarie, teatrali e musicali La diffusione e la promozione esplicita della cultura dialettale deve volgersi anche a sollecitare la produzione di nuovi testi di qualità, in poesia e in prosa, per mezzo di borse di studio (o meglio, "di scrittura"), sul modello di quanto avviene in Germania, dove Lander o singole città sovvenzionano l'attività letteraria attraverso l'istituzione dello Stadtschreiber.
 Accanto alla produzione letteraria, bisogna tenere conto dell'esperienza teatrale. Gli spettacoli di teatro in dialetto raccolgono a tutt'oggi un folto pubblico, quantitativamente rilevante anche ri spetto al teatro in lingua.
 Occorre favorire la messa in scena di testi classici delle letterature in vernacolo, compresi in un arco di tempo che va dalla fine del Cinque cento al nostro secolo (cos come è stato tentato con successo in alcuni casi), oltre che la produzione di nuovi testi (la "regionalità", intesa in senso non localistico, di molti affermati autori emiliani e romagnoli in italiano, è fenomeno ben noto). Si supererebbero cos le angustie dell'attuale repertorio, quasi tutto di genere farsesco, contribuendo a migliorare la qualità degli allestimenti e la professionalità delle compagnie. Il teatro filodrammatico, qualitativamente non omogeneo, che è attualmente attivo, verrà messo in condizione di incontrarsi con il teatro professionale e di ricerca, tramite laboratori diretti da attori e registi di comprovata capacità, a livello nazionale.
 Analogamente, in campo musicale, contraddistinto in negativo da un persistente culto del passato da parte di cantanti ed esecutori, occorre incoraggiare e sostenere la tradizione di qualità e le esperienze dei nuovi gruppi musicali che, in altri ambiti regionali, vanno in questi anni affermandosi a livello nazionale, impiegando il piemontese, il veneziano, il pugliese, oltre al caso particolarissimo del napoletano.
 Sono auspicabili attività cinematografiche che abbiano nel dialetto la loro forma espressiva prevalente. A questo proposito, si deve tenere presente anche la Legge regionale 11/1985 "Norme in materia di promozione delle attività teatrali, musicali e cinematografiche", che finanzia " i programmi relativi alla difesa e valorizzazione della tradizione di ogni tipo di spettacolo dialettale".

Interventi didattici

Soltanto dagli anni Ottanta, i nuovi programmi della scuola dell'obbligo invitano a tenere conto della pluralità linguistica del Paese e a rispettare "l'eventuale uso del dialetto in funzione dell'identità culturale dell'ambiente". A questa sia pur tardiva attenzione non ha fatto però seguito un'adeguata applicazione: scarse o inesistenti infatti sono state le buone occasioni di aggiornamento, con strumenti didattici mirati, per gli insegnanti.
 Una proposta che trova oggi  un certo seguito tratta il dialetto come materia aggiuntiva, prevedendo attività integrative staccate dall'insegnamento curriculare. La netta separazione configurata tra il tempo dedicato alle materie ordinarie e "l'ora di dialetto" contrasta con la duplice esigenza di connettere i temi della cultura dialettale con la didattica della lingua italiana e di considerare la diversità come un elemento positivo e costante del processo educativo. C'è poi, e non va sottovalutato, il rischio di immettere nella scuola "consulenti dialettali" poco addestrati disciplinarmente. Luogo privilegiato di tutela e valorizzazione del patrimonio dialettale, per istruire all'idea relativistica della cultura multilingue come fatto di civiltà, la scuola deve essere salvaguardata da iniziative estemporanee e amatoriali. Occorre quindi attivare corsi di formazione e/o aggiornamento per insegnanti basati su concezioni e metodologie corrette. Nell'ambito contiguo dell'educazione degli adulti, è opportuno incentivare corsi e attività seminariali e di laboratorio incentrati sul dialetto in modo altrettanto rigoroso.

Pubblicazioni editoriali e audiovisive

Tutte le iniziative di ricerca, studio e documentazione comprese nel progetto prevedono altrettanti sbocchi, dalla stampa alle nuove tecnologie multimediali e alle esposizioni da pubblicizzare at traverso la rete Rai regionale e le emittenti locali pi— qualificate, nelle biblioteche pubbliche e scolastiche della regione, nei periodici specializzati e non ecc.. In particolare si pensa a: 1.1. Quaderni dell'Osservatorio Linguistico Emiliano-Romagnolo (OLER).
 1.2. Collana di monografie dell'Archivio Dialettale Emiliano-Romagnolo (ADER) e, in prospettiva, i volumi dell'Atlante Linguistico Re gionale.
 1.2.1. Fascicoli alfabetici dell'Archivio Lessicale Emiliano-Romagnolo (ADER).
 1.3. Bibliografia Dialettale Emiliano-Romagnola (BDER), già in stampa; III volume della Guida allo studio del mondo popolare in Emilia e in Romagna; Bibliografia della Letteratura Dialettale Emiliano-Romagnola (BLDER).
 1.4. Quaderni del Centro di Ricerca e Do cumentazione Toponomastica (CRDT) e, in prospettiva, Dizionari toponomastici provinciali e i volumi dell'Archivio-Atlante Toponomastico dell'Emilia-Romagna (AATER).
 1.5. Laboratorio Regionale di Tradizioni Popolari (LRTP): collana di testi e studi e collezione di audiovisivi.
 1.6. Archivio Regionale della Memoria Contadina, Artigiana e Industriale (ARMCAI): collana di monografie, di testi e studi; collezione di audiovisivi.
 1.7. Collana di edizioni critiche della Com mis sio ne per i testi di letteratura dialettale emiliana e romagnola.

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pubblicato il 2020/01/24 18:25:04 GMT+2 ultima modifica 2020-01-24T18:25:04+02:00

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