A Forlì presentazione del restauro dell’arca del Beato Giacomo Salomoni

Collocata alla Pinacoteca del San Domenico di Forlì, l’arca è restituita alla città dopo il restauro. Presentazione il 18 novembre

Dettagli dell'evento

Quando

18/11/2012
dalle 16:00 alle 19:00

Dove

Forlì, Musei di San Domenico, piazza Guido da Montefeltro 12

Persona di riferimento

Recapito telefonico per contatti

0515276604

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L’imponente sarcofago in marmo bianco di epoca gotica del Beato Giacomo Salomoni, frate domenicano nato a Venezia e vissuto a Forlì tra il 1296 e il 1314, ha richiesto un approfondito studio ed un articolato progetto per le operazioni di movimentazione e di restauro. L’intervento di restauro del monumento è stato promosso e finanziato dall’Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna (L18/2000) come parte di un ampio e decennale progetto di collaborazione con il Comune di Forlì per la conservazione e valorizzazione del patrimonio museale.  Oggi collocata alla Pinacoteca del San Domenico, l’arca è restituita alla città di cui ne è un riferimento storico e devozionale di particolare importanza.

Alla presentazione intervengono:
Roberto Balzani, Sindaco di Forlì
Angelo Varni, Presidente Istituto Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna
Luciana Prati, già Dirigente Servizio Pinacoteca e Musei di Forlì
Laura Carlini, Dirigente Servizio Musei dell’Istituto per i Beni Culturali
Antonella Salvi, Responsabile del progetto per l’Istituto per i Beni Culturali
Anna Colombi Ferretti, Direzione Lavori per la Soprintendenza BSAE di Bologna
Giorgio Arcari, per Opus Restauri di Parma
Massimo Rubin, Alberto Nanni, Referenti per la Sicurezza per la Regione Emilia-Romagna

 

L’arca del Beato Jacopo Salomoni

arca
La fasi del riallestimento dell'arca
La memoria della vittoriosa battaglia combattuta a Forlì il 1 maggio 1282 si lega soprattutto alle due grandi figure ricordate nell’Inferno di Dante: il comandante delle milizie forlivesi, Guido Da Montefeltro, e l’astrologo che predisse l’esito favorevole dello scontro, Guido Bonatti.
La città ghibellina, all’interno delle sue stesse mura, ridusse i soldati francesi chiamati dal papa Martino IV al “sanguinoso mucchio” che il verso di Dante scolpisce sinistramente nella memoria.    
Le storie forlivesi ricordano anche una terza, luminosa figura, che ebbe a che fare con questi eventi: il domenicano Jacopo Salomoni. Fu lui che riuscì a  capovolgere la disumana  brutalità della strage in sentimenti di cristiana pietà verso quei morti, di cui si ricorda il numero impressionante di ottomila. A tutti fu data sepoltura. Sulla fossa comune fu eretta anche una l'arcacappella per celebrarvi in perpetuo una messa di suffragio: era detta “Crocetta”, e durò fino al 1616, quando fu demolita. Il nome derivava dalla scultura posta sull’altare: “una croce sostenuta da un leone scolpito in marmo, e nel bel mezzo una mano in atto di benedire” (Bonoli, 1661).
Può darsi che questo leone, che non è una presenza scontata, fosse il leone di San Marco (di iconografia incerta, a queste date). Il Salomoni infatti apparteneva alla nobiltà veneziana. Ma se anche in principio questo significato non era in grande evidenza, non molto tempo dopo, il legame con Venezia della santità del Salomoni apparve in primo piano. Da questa città proviene infatti il sarcofago destinato a contenere il suo corpo.
Nel 1340, dopo 26 anni dalla sua morte, “li veniciani e lor signorie” (Cobelli, 1498) mandarono alla chiesa domenicana di Forlì l’arca marmorea per onorare il corpo dell’uomo di Dio. Tutti i racconti sui suoi miracoli vengono da testimonianze posteriori alla sua morte (1314). Questo primo segno, di impatto davvero straordinario, è anche la prima testimonianza – in ordine cronologico -  della sua fama di uomo santo: un dono di grande valore suntuario, e insieme simbolico. E di notevole pregio artistico: per Wolfgang Wolters, il grande studioso della scultura gotica veneziana (1976), non può non trattarsi di un regalo con intenti politici. E – si può aggiungere – frutto di intese con chi deteneva il potere a Forlì.  In quell’anno 1340 si era ormai consolidata la signoria degli Ordelaffi, e Venezia era uno dei nodi strategici delle loro alleanze, i cui legami dovevano essersi allacciati già in precedenza.  Anche in tempi più antichi, vicini alla battaglia del 1282, del rapporto di Forlì con Venezia si scorgono altre tracce, sia politiche che economiche (principalmente, queste, relative al mercato del guado).
(testo dal pannello di Anna Colombi Ferretti)

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Pubblicato il 31/10/2012 — ultima modifica 08/05/2013
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