Scoperto a San Lazzaro un cranio tra i più antichi mai rinvenuti nel Bolognese

Il Comune di San Lazzaro di Savena ha organizzato il 14 giugno una conferenza stampa per presentare al pubblico il recente ritrovamento di un cranio umano risalente all'Età del Rame, avvenuto nella Grotta Marcel Loubens nell'area dei Gessi, tra i più antichi mai rinvenuti in area bolognese.

Dettagli dell'evento

Quando

dal 14/06/2018 alle 11:30
al 30/06/2018 alle 00:00

Dove

S. Lazzaro di Savena - Municipio

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Chi non vorrebbe conoscere i propri antenati, specialmente se lontani nel tempo migliaia di anni? Rivivere frammenti di vita dei nostri predecessori,  capire in che modo si sono rapportati con il contesto in cui vivevano,  interpretarne i costumi sociali e culturali?

La fortuna o il caso, che qualche volta "premiano" la sete di esplorazione e l'ardimento, questa volta si sono materializzati nella suggestiva area dei Gessi Bolognesi, sulle colline subito a oriente della città.

Una scoperta di grande interesse scientifico è maturata nell’ambito della campagna di ricerche che il Gruppo Speleologico Bolognese e l’Unione Speleologica Bolognese stanno conducendo da alcuni anni nella Dolina dell’Inferno, sopra la  Grotta del Farneto, in territorio di San Lazzaro di Savena. Nel 2015, all'interno della Grotta “M. Loubens”  fra i sedimenti marnosi depositati fra le quinte di una cortina stalattitica sospesa sul vuoto, è stato individuato un cranio umano.

In accordo e con l'autorizzazione della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di Bologna, la delicata operazione di recupero del reperto è stata eseguita dal G.S.B. nell’estate 2017. Il cranio è stato poi consegnato al Laboratorio di Bioarcheologia e Osteologia forense dell’Università di Bologna per sottoporlo a studi e indagini.Una TAC ne ha valutato  lo stato conservativo e il tipo di sedimenti inclusi nella cavità cranica, mentre la datazione al radiocarbonio effettuata dal CEDAD dell’Università del Salento lo hanno datato intorno a 5300-5600 anni fa, durante l'età del Rame, permettendo di riconoscerlo come uno dei più antichi resti antropici sinora rinvenuti nel Bolognese.

Forse proviene da una sepoltura sconvolta  o è frutto  di una manipolazione legata a specifiche pratiche post mortem, ma solo il suo studio completo potrà fornire ulteriori informazioni. Certamente  il reperto rappresenta una sicura testimonianza  delle usanze funerarie affermatesi durante l'Eneoltico -  documentate in zona soprattutto dal  sepolcreto in grotticella del Sottoroccia del Farneto scoperto da Luigi Fantini - e costituisce un'ulteriore conferma del fatto che l’inizio effettivo dell’antropizzazione continuativa degli affioramenti gessosi a oriente di Bologna risale appunto all’età del Rame.

Una volta portati a termine gli studi antropologici e archeologici, il prezioso reperto  sarà custodito in territorio sanlazzarese dal Museo della Preistoria "L. Donini".

Per rendere pubblica questa inaspettata scoperta si è tenuta presso il Municipio di San Lazzaro di Savena una conferenza-stampa, alla presenza del Sindaco Isabella Conti, della Soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio di Bologna Cristina Ambrosini e di Sandro Ceccoli, presidente dell'Ente di gestione per Parchi e la Biodiversità - Emilia Orientale. L'archeologa Monica Miari, l'antropologa Maria Giovanna Belcastro e Nevio Preti, segretario generale G.S.B.-U.S.B., hanno illustrato le  fasi della scoperta e del recupero e il valore scientifico-culturale del reperto.

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Pubblicato il 15/06/2018 — ultima modifica 15/06/2018

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