A Riccione tornano le conversazioni d'arte "Il Classico nel Contemporaneo" sul tema del "corpo"

Al Palazzo del Turismo, dal 19 novembre al 10 dicembre, un ciclo di incontri per analizzare come gli artisti, nel corso dei secoli, hanno saputo esprimere e interpretare il tema del corpo

Dettagli dell'evento

Quando

dal 19/11/2017 alle 16:30
al 10/12/2017 alle 17:30

Dove

Riccione, Palazzo del Turismo, piazzale Ceccarini 11

Persona di riferimento

Recapito telefonico per contatti

0541 426050 e 693534

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Torna il ciclo di conversazioni d’arte “Il Classico nel Contemporaneo” organizzato dalla Galleria d’arte Villa Franceschi e dall’Assessorato al Turismo, Sport, Cultura, Eventi del Comune di Riccione, con il patrocinio del MIBACT - Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, dell’IBC-Istituto dei Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna e del FAI - Delegazione di Rimini.

Per la III edizione, si è pensato di indagare il tema del corpo, un argomento carico di suggestioni e spunti di riflessione. Ogni epoca artistica ha avuto un suo particolare rapporto con il corpo e con la sua rappresentazione, sia come riflesso della percezione del sé, sia come riflesso di ciò che il nostro corpo è per gli altri. Si cercherà perciò di analizzare come gli artisti, nel corso dei secoli, abbiano saputo esprimere e interpretare nelle proprie opere la pregnanza del corpo, sia come raffigurazione personale che nella sua valenza simbolica e sociale, sino a raggiungere l’estremo di utilizzare il corpo stesso come strumento vivo di espressione e quindi come forma d’arte. L'ingresso, sempre di domenica, alle ore 16.30, è libero.

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La rassegna si apre domenica 19 novembre con Flaminio Gualdoni, storico e critico d’arte, saggista e docente di storia dell’arte all’Accademia di Belle Arti di Brera, che nel suo intervento dal titolo “Le regole del corpo: da Leonardo da Vinci a Piero Manzoni” tratterà il tema della centralità del corpo umano in arte, a partire da l’Uomo Vitruviano di Leonardo e dalle anatomie di Michelangelo e Durer, fino alla consapevolezza definitiva della centralità del corpo nell’arte del ‘900, da Duchamp a Klein e Piero Manzoni, in cui è il corpo stesso a rivendicare per sé il protagonismo anche in ambito artistico.
“Quando sui grandi cantieri fiorentini di inizio ‘400 si assiste alle prime riprese del canone greco ed ellenistico inizia la lunga avventura del corpo moderno. Tornato ad essere l’unità di misura del pensiero della forma, il corpo umano ritrova i princìpi unificanti del canone nuovo e li misura con l’esperienza del rapporto con il naturale: l’Uomo vitruviano di Leonardo, gli esperimenti di Ghiberti e Donatello, le anatomie di Michelangelo e Dürer aprono la via. Ne scaturisce un percorso in cui la concezione del corpo si fa, da culturale, storica, e da paradigmatica, problematica. La questione della nudità – cruciale in una società interamente cristiana – apre una profonda divaricazione: la centralità del corpo diventa quella del suo apparire, di un’evidenza letta prevalentemente secondo parametri diversi da quelli formali: dalla grande fotografia, Nadar in testa, alla pittura anticheggiante di Gérôme e a quella moderna di Manet. Paradossalmente sarà il ‘900, il secolo dei maggiori rivolgimenti rispetto all’idea di classico e di forma, il tempo in cui si rinnova la consapevolezza definitiva della centralità del corpo, nella linea che da Duchamp porta a Klein e Manzoni e ai loro epigoni contemporanei, in cui è il corpo fisico stesso a rivendicare per sé il protagonismo anche in ambito artistico.” (Flaminio Gualdoni)

Si prosegue domenica 26 novembre con Rachele Ferrario, storico e critico d’arte, docente di Fenomenologia delle Arti Contemporanee e scrittrice che, con “Territorio franco. Il corpo in Carol Rama, Carla Accardi, Giosetta Fioroni e Marisa Merz” racconterà come quattro grandi artiste italiane della seconda metà del ‘900 abbiano -di volta in volta- utilizzato il corpo o il tema del corpo come espressione, testimoniando così la modernità e la libertà nell’arte contemporanea. “Donne che hanno fatto delle loro vite d’artista dei capolavori pionieristici di libertà e anticonformismo”.  
Carol Rama (Torino, 1918 – Torino, 2015) dipinge dentiere e sessi femminili e maschili, l’eros e l’inconscio, il suicidio del padre e i disturbi nervosi della madre, scandalizzando la cultura ufficiale, che la riconoscerà solo quando avrà compiuto settant’anni.
Carla Accardi (Trapani, 1924 – Roma, 2014) traccia segni e costruisce geometrie, unica donna nel gruppo dei pittori astratti che militano nel Partito comunista ma si oppongono all’ortodossia figurativa di Togliatti e Guttuso.
Giosetta Fioroni (Roma, 1932) raffigura volti femminili e costruisce teatrini, anticipa il reality chiudendo in una stanza un’attrice da osservare attraverso lo spioncino, ritrae Talitha Getty – star simbolo della moda hippy morta per overdose – e bambini che le ricordano la sua infanzia felice, divide la vita con un grande scrittore (Goffredo Parise), è amica dei poeti e dei pittori maledetti di piazza del Popolo (Mario Schifano, Tano Festa, Franco Angeli), attraversa il dolore senza mai perdere la gioia di creare.
Marisa Merz (Torino, 1926) usa l’alluminio, la cera, il sale, con i ferri da calza tesse il rame e il nylon, guarda alla natura e alla fabbrica, sposa un grande (Mario Merz, uno dei maggiori esponenti dell’Arte Povera) ma evita di farsi fotografare al suo fianco; a novantuno anni è ora una regina dell’arte internazionale, ma rimane chiusa nel suo silenzio e nel suo enigma.” (Rachele Ferrario).

Il terzo appuntamento di domenica 3 dicembre sarà con Demetrio Paparoni, critico e teorico d'arte, saggista e curatore di mostre. Ha fondato nel 1993 la rivista d’arte contemporanea Tema Celeste, una delle riviste più importanti per quanto concerne l’arte contemporanea. Nel suo intervento “La figura di Cristo nell’arte: da Grünewald a Klein, da Rosso Fiorentino a Warhol” spiegherà in che modo “gli artisti di ieri e di oggi abbiano dato immagine al rapporto con il trascendente e all’immagine di Cristo, interpretandone la figura con l’obiettivo di rendere visibile l’invisibile”. E anche di come “gli artisti di oggi hanno ridisegnato sul piano iconografico, e inevitabilmente teologico, la figura di Cristo alla luce dei mutamenti storici e dello sviluppo di nuovi linguaggi”.
I dipinti del passato saranno analizzati in relazione alle visioni che ci vengono dall’arte moderna e contemporanea, con accostamenti inediti e suggestivi, come ad esempio, le opere realizzate attraverso l’impronta del corpo umano che sono messe in relazione alla Sindone di Torino.
Un viaggio attraverso la storia dell’arte, da Matthias Grünewald a Yves Klein, da Hans Holbein a Marlene Dumas, da Rosso Fiorentino ad Andy Warhol e Robert Rauschenberg, da El Greco a Nicola Samorì.

Il ciclo si conclude domenica 10 dicembre con un intervento di Paolo Fabbri, celebre semiologo, Direttore del Centro Internazionale di Scienze Semiotiche "U.Eco" (CiSS) dell'Università di Urbino. Ha fondato il Centro di Semiotica di Urbino nel 1970 ed è stato Presidente del corso di laurea DAMS, Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Bologna. Ha insegnato in alcune delle più importanti università italiane e straniere. Ha scritto libri, articoli, edito e tradotto libri sui problemi del linguaggio e della comunicazione. Docteur honoris causa dell'Università di Limoges (Francia). È Chevalier des Palmes Académiques del Ministère de l'Education Nationale et Officier des Arts et des Lettres del Ministère de la Culture.
Segni indelebili: l’artificazione del tatuaggio: “La diffusione planetaria del tatuaggio ci interroga sull’uso dell’immagine e del corpo, in particolare della pelle, il più esteso degli organi di senso. Sul supporto cutaneo proliferano segni virtualmente indelebili i quali circolano in una società detta “liquida”. Sono immagini, scritte, diagrammi personali e collettivi che ci aiutano a ridefinire il senso della moda e della sua circolazione.  Nella babele dei tatuaggi si possono riconoscere dei generi - old e new style, tribalismo, ecc. - e l'orientamento verso un divenire artistico. Attraverso le convention e le gallerie, le pubblicazioni, le riviste e le grandi mostre, le fotografie e la letteratura, il cinema e la Tv, il tatuaggio procede verso la sua “artificazione”: artisti-tatuatori e tatuatori-artisti. Un orientamento comune ad altre pratiche di senso, come la fotografia, il fumetto, la street art, la danza hip hop, e così via.” (Paolo Fabbri)

 

Il Classico nel Contemporaneo: le passate edizioni

Il ciclo di conversazioni d'arte "Il Classico nel Contemporaneo" nasce nel 2015 con l'intento di avvicinare il pubblico alle grandi tematiche del mondo dell'arte, nella sua accezione più vasta, sia in senso spaziale che temporale; senza pretendere di esaurire un discorso estremamente ampio, diversificato e in continuo divenire, ma con l'intento di gettare uno sguardo sulla complessità e la bellezza del fatto artistico.
Dopo la prima edizione della rassegna del 2015 “Memoria Ispirazione Sfida” che ha approfondito il complesso e fecondo rapporto tra arte antica e contemporanea e l’edizione del 2016 “Le metamorfosi del mito” che  ha analizzato il tema del mito, che  ricorre nell’arte di ieri e di oggi come espressione di archetipi di figure emblematiche che ritornano nel tempo, magari riproponendosi in forme diverse.

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Pubblicato il 07/11/2017 — ultima modifica 07/11/2017

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